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Eleonora d’Arborea

Eleonora d’Arborea nacque a Molins de Rei, in Catalogna, intorno al 1347 e visse i primi anni dell’adolescenza a Oristano e nel castello del Goceano. Dopo la morte del giudice Pietro III, il padre Mariano IV venne eletto alla guida del Giudicato d’Arborea.

Eleonora, prima del 1376, sposò Brancaleone Doria, segnando così l’alleanza tra gli Arborea e il casato genovese dei Doria, che insieme controllavano gran parte della Sardegna. Nel 1383, Eleonora d’Arborea fece un prestito di quattromila fiorini d’oro al Doge della Repubblica genovese, concedendogli di restituirli in dieci anni e rimarcando così l’influenza del suo casato.

Dopo la morte del padre, il Giudicato passò a suo fratello Ugone III, che si ammalò; Eleonora chiese così al re di Aragona la successione per suo figlio Federico. Sempre nel 1383, Ugone III venne assassinato nel suo palazzo di Oristano ed Eleonora fece di tutto per fare in modo che il Giudicato passasse a suo figlio, per unire sotto il suo potere i due terzi di Sardegna che Ugone III era riuscito a mettere insieme.

Il Re, preoccupato per la supremazia della famiglia Arborea, lasciò che il fisco requisisse tutti i possedimenti. Brancaleone Doria, intanto, venne fatto prigioniero e trasferito nel castello di Cagliari. Fu inseguito proposto ad Eleonora di sacrificare suo figlio per salvare il marito, ma lei non accettò. Tornò ad Oristano e si autoproclamo giudicessa d’Arborea, secondo il diritto Regio sardo che permetteva alle donne di succedere al padre e ai fratelli.

Eleonora d’Arborea governò seguendo le orme del padre e l’11 aprile del 1395 promulgò la Carta de Logu: codice suddiviso in 163 capitoli che conteneva l’insieme delle leggi da lei ordinate per indicare al suo popolo regole di vita e convivenza. Il codice, scritto in lingua sarda, rimase in vigore fino all’ordinamento istituito da Carlo Felice quattro secoli dopo. Eleonora d’Arborea riuscì così a mantenere l’ordine, limitare le violenze dei sardi durante la guerra e garantire la pace. Fu regina di uno stato legittimato più dal popolo che dal Re e in cui morì intorno al 1404.

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