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Sebastiano Satta

Sebastiano Satta nacque nel cuore della Barbagia, a Nuoro, il 21 maggio del 1867 e a soli cinque anni rimase orfano di padre, l’avvocato Antonio Satta, e la madre dovette occuparsi da sola di lui e di suo fratello Giuseppe. Nonostante le difficoltà e i tanti sacrifici dovuti al periodo storico e alla condizione familiare, nel 1894 Satta riuscì a laurearsi in giurisprudenza presso l’Università di Sassari e ad esercitare successivamente l’attività forense, alla quale unì il lavoro come giornalista.

Nel 1908 però si ammalò e, a causa di una grave paralisi, perse completamente la capacità di parola; in seguito a questo brutto incidente, ed essendo ancora mentalmente lucido, lasciò l’attività di avvocato e dedicò tutta la sua vita alla scrittura, in particolar modo alla poesia, sia in italiano che in lingua sarda.

Sebbene non ebbe un notevole riscontro a livello nazionale e internazionale, in Sardegna fu molto amato e ancora oggi viene ricordato con grande affetto e come uno dei più importanti e rappresentativi autori letterari isolani. Influenzato dalla poesia di Carducci, ma anche di Pascoli e D’Annunzio, Sebastiano Satta scrisse numerosi componimenti in sardo logudorese, tra i quali si ricorda in particolar modo Su battizzu (Il battesimo), eseguita anche dal Coro di Nuoro.

Tra le opere pubblicate da Sebastiano Satta, meritano una menzione particolare la silloge Versi ribelli del 1893, l’ode Primo maggio del 1896, i Canti barbaricini del 1910 e le poesie contenute nella raccolta Canti del Salto e della Tanca pubblicata a dieci anni dalla sua morte, nel 1924. Vissuto in un periodo profondamente drammatico per la Sardegna, e in particolar modo per la Barbagia, il poeta nuorese cercò di dar voce con i suoi versi a una comunità intera fatta di pastori, contadini, banditi, studenti e poveri di qualunque natura.

Dopo sei anni di malattia, Sebastiano Satta morì a Nuoro, a soli quarantasette anni, nel novembre del 1914 e a lui è stata intitolata la piazza più importante della città, progettata e costruita nel 1967 dallo scultore di Orani, Costantino Nivola.

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